Martina e Rossatinta

il secondo livello.
domenica, 11 maggio 2008

una domenica così

Sono successe un tot di cose ma mi pare difficile classificarle.
Come la protagonista della saga fantasy che piace tanto a Perfy, non è che sei buona o cattiva, sei spostabile a seconda.
Ho visto sparire una fetta dopo l'altra un melone sotto ai denti dell'amico di Figaccione e ho avuto in regalo dagli abitanti sottostanti un palloncino pieno di palloncini per la festa della mamma, ieri sera. Non c'era Freddy, c'erano cinque persone a cena e non c'era Freddy, abbiamo chiacchierato fin nove e mezza e c'era molto casino. Non c'era Freddy, Martina è uscita un'oretta con Franciacorta ed è tornata un pò in ritardo ma le autopiste ragazzi si può mica mancare. Non c'era Freddy, e comunque non avrebbe detto niente.
Poi gli ho parlato e son stata molto zitta al telefono e non so bene se ci si rivedrà, mi ha parlato ed è stato molto zitto e non sa bene cosa fare. Ho dormito fino alle quattro e mezza precise, poi mi sono alzata: ho controllato se la gente fosse nei suoi letti, ho acceso e spento un pò di luci e mi sono accorta di essere strana. Avevo attaccato ai bordi degli occhi due cerottini di roba nutriente, il mio autoregalo per la festa della mamma ed ero nel letto da sola che per essere sabato notte è molto strano. Ho levato i cerottini.
Nell'acqua della vasca da bagno sembrava avessero sgozzato il maiale, invece era il brodo che lasciano i miei capelli destinati a tornare normali.  Ho pensato che se mi fossi gettata in una fontana avrei creato un effetto futurista vivente. Mica poco, fossi un'artista che pratica l'happening. Non lo pratico e preferisco non far troppo l'artista, sisamai.
La ragazzina ha pianto moltissimo per un dente che non cresce perchè non c'è. Allora le ho fatto vedere la radiografia della sua bocca, con su tutto quello che non è ancora successo ma sta per accadere: ha cambiato umore, ma fino a quando ha indossato i bermuda dell'estate scorsa e si è accorta di essere molto più grossa. Certi lacrimoni grossi come nocciole, cadevano e facevano pluff, tanto pesavano. No, non è vero ma mi sono immaginata che lo facessero. Per consolarla le ho raccontato che è una fase e poi si passa all'allungaggio e per fare la parte dell'educatrice ho predicato quella del mangiare verdure fare sport eccetera, poi ha chiesto di farle la ceretta per levare i quattro peli che chiama baffi. Trac, fatta. Non ho neanche sentito il male. Ecco.
Ho ricevuto una telefonata molto gentile ma molto incazzata di una vicina di casa che si lamenta per il tumtum della musica di figaccione. E' molto seccante venir sgridati per cose che non si son commesse, ma più seccante ancora venir sgridati ancorchè in modo garbato ed educhevole, per cose su cui si è al cento per cento d'accordo. Son tentata di scrivere il numero di cellulare del soggetto incriminato e infilarlo nella cassetta postale dei vicini di sventura. Per reclami rivolgersi a. Il soggetto è maggiorenne, non sono più quella che ci va di mezzo.
Non so bene come passerò il resto di questo giorno ovattato nè come passerò il resto dei miei giorni, tanto per essere riassuntiva, ma forse sarà così per sempre e non l'ho ancora capito. C'era questa cosa nell'ultimo romanzo: lei aveva letto troppo per essere una persona felice.
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categorie: storie, il cubo di rubik, referenzialismi, ecs
martedì, 06 maggio 2008

caro amico ti scriiiivo

La corrispondenza è segreta, privata e i suoi contenuti devono restare entro i confini del me e te, ovvio.
Però questo è un caroamico ma anche un cugino e perdipiù un cugino un pò incasinato e la sua corrispondenza sta passando di mail in mail e di indirizzo in indirizzo. Tutto il parentado si attiva, e noi siamo tantini in verità.
Tempo fa mi avrebbe confortato molto sapere che un cerchio di persone care mi si stringeva attorno per non farmi sentire sola.
Tempo fa ma forse anche adesso, a ben vedere.
Ma tempo fa i miei cugini erano troppo piccoli per capire e io troppo triste per parlare, forse.
Dicevo, c'è questo caroamico-carocugino che è andato a lavorare di molto lontano, in un posto davvero ostile e senza nessun'altra prospettiva che non portare a casa qualche soldo per pagare qualche debito, e noi gli si scrive, per fargli un pò di compagnia.
Lui scherza e racconta leggero dei suoi drammi quotidiani, per esempio che nel piazzale antistante il centro commerciale dove fa la spesuccia hanno giustiziato due persone, responsabili di furto e spaccio. Chissà se è rimasta giù la segatura.
Per dire.
Penso che esistono persone estreme, mentre mi sforzo di mandargli quelle righe confortanti ma non troppo solenni, come si conviene tra cugini di primissimo grado.
Lui è tra queste. Mica per scelta o per carattere: per sfiga.
Eccolo qua: un tipo che ne ha sbagliate un pò e azzeccate altre, uno che ho visto piccolino così giocare e ridere con i miei fratelli e adesso fa il migrante in terra lontana per una palata di soldi e sabbia. Estremo, come del resto son stata e sono io.
Magari nelle famiglie ci vogliono i tipi che si tiran fuori dal mucchio, magari a ben vedere ciascuno di noi ha le sue estremezze. C'è sempre il cugino grasso a dieta, quello con i debiti che ha vergogna a dirlo, la cugina zitella bruttina, quella un pò giramondo che non c'è mai, quella mollata che sputa veleno contro all'ex, quella anoressica che dice di aver mal di stomaco per non mangiare, quella all'antica con le labbra strette in una smorfia di disgusto, quello stordito che non ricorda niente.

Ormai è fatta, scrive amaro, e aggiunge fatelo sapere anche ai miei
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categorie: storie, referenzialismi
martedì, 29 aprile 2008

ok, non c'entro.

Sicuramente il mio non è un atteggiamento maturo, partecipe e responsabile.
Decisamente farei bene a levarmi il sorrisetto sarcastico dalla bocca.
In fin dei conti non è mia figlia ma abbiamo trascorso molti anni vicino, anche se non mi sono mai messa in competizione con la madre vera.
Insomma, mi piacerebbe provare un pò di compassione per suo padre, un pò di preoccupazione per lei, un pò di ansia per tutta la situazione.
Invece penso continuamente tiè, tie e ritiè. Evabè.

Sabato sera è uscita di nascosto con l'amica; hanno architettato un piano che faceva acqua da tutte le parti, un piano tenerello ingenuo e sgamabilissimo. A chi non è successo di ficcare una palla ai genitori per uscire? Chi non l'ha fatto non può capirne il godimento. Ci son passata, da figlia e poi da mamma e forse è per questo che  non li ho persi e mi razzolano tutti intorno, i miei bestioni. Però qua si tratta di Freddyna, carimiei, serie AAA+.

Si scateneranno le furie degli inferi, presumo, quando la madre lo verrà a sapere. La lotta impari che le vede litiganti rivaleggianti da un tot di mesi troverà il suo punto massimo. Il padre ha solo disprezzo e si è impozzangherato nello sdegno. E' squalificata, mi ha detto.

Poi mi sono messa lì nel mio lettino a leggere alta fedeltà e ho trovato questa cosa che in effetti insomma ecco. Fa pensare.

Prima di esprimere un giudizio, benchè sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro peggiori cose che avete fatto voi al vostro partner, anche se -specie se- il vostro partner non ne sa niente. Non indorate la pillola, non cercate di di spiegarle; scrivetele punto e basta, stendete la classifica, con parole più semplici possibile. Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?

vale anche per i figli, neh.
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categorie: storie, referenzialismi, stramegavillazza
mercoledì, 23 aprile 2008

ok, cedo.

C'è il prestito ponte e c'è il governo ombra.
Ok, cedo.

Io pianto gli iris. Mi è fiorito il rosmarino e la miseria: sono fiorellini piccoli, ma bellissimi.
Darkettona mi ha regalato una collanina di vetro lilla, dice che con gli occhi verdi è l'ideale. Bella, mi piace.
Dice anche che è una fascistona e quindi vota lega, butta fuori tante cose che chissà se son vere o false, tipo che tra un mese farà un intervento di bendaggio gastrico, a Roma.
Mi regala una collanina e si divora la braciola.
Freddy al telefono mi ha spiegato di un interessantissimo incontro organizzato dal suo sindacato. Parlava del disagio mentale dei professori. Gli ho chiesto se parlavano anche di quei professori che di mattino insegnano e di pomeriggio fanno gli ingegneri, ma non ho capito la risposta.
Ho cucinato i pizzoccheri con la salsa ai formaggi. Non avevo le erbe bianche e le patate e così ho improvvisato.
Nel forno ho una mezza torta al cioccolato, l'ha cucinata Figacciona, un regalo.
Ho sempre in giro tracce degli altri, mi piace.
Un'agendina, una collanina, un biglietto, una chiavetta usb. La vita è fatta di questi dettagli: il libro che ti hanno spedito, il cd che ti hanno regalato, la confidenza che ti hanno sussurrato, il ciao detto mentre si esce.
La vita è fatta di queste impronte leggere: petali che non son caduti a caso, te li mettono tutti in fila per lasciarti una scia.

Se facessero il ponte sullo stretto, le spese rientrerebbero, dopo cento anni, del cinquanta per cento.
Ok, cedo.

oggi si suona questa
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sabato, 19 aprile 2008

notiziuola (non ci capisco una beneamata fava 3)

Sono andata in farmacia, mi ha servito il dutùr.
Mi ha chiesto se il medicinale che mi serve è destinato a un adulto.
Si, sono anagraficamente adulta.
No sa perchè con questi extracomunitari faccio fatica.
Non capiscono niente.
Comprano i farmaci da adulti e li danno ai bambini.
E poi il difficile è far capire il peso. Perchè in base al peso ci si regola per il dosaggio.
Faccio mente locale e mi rendo conto che tutti i medicinali hanno solo ed esclusivamente scritte in italiano.
Basterebbe metterle in inglese, francese, spagnolo E italiano.
Accompagno Figaccione all'agenzia pratiche automobilistiche assicurative nonchè transazione soldi da Italia verso estero.
Intanto che aspetto il turno sbircio.
Cartelloni, pieghevoli, volantini, brochure, adesivi: tutti scritti bene, belli chiari, esplicativi, in ventidue ventitrè idiomi, suppergiù.

uelcom tu padenia.
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mercoledì, 16 aprile 2008

comunque riferisco telefonata (non ci capisco una beneamata fava 2)

siccome io il ventiquattro festeggio le nozze d'oro
e siccome ho telefonato a Xxxx e come al solito non mi risponde
inviterei tutti i miei nipoti alla cerimonia
ci troviamo tutti alle sette alla comunità Xxxx per la Santa Messa
e poi ceneremo
ecco
siccome io il ventiquattro festeggio
avrei piacere che ci fossero
ecco
e siccome c'è la messa io avrei piacere che venissero
che siccome vengono tutti
se glielo dici tu

mi fai il piacere

che fatica ha fatto 'sta donna ad arrivare alle nozzedoro
tanti anni a sopportare quel catorcio,
quell'ameba che prima era cattivo e infelice e poi coglione e andato di melone
e quanto ha rosicato per il sesso negato
per poi sfogarsi con vendette sadiche sulle altre
quanto ha detestato le vicine goderecce vedove allegre
e le separate, nel suo immaginario ossessive fornicatrici
e quanto ha invidiato le coetanee anche di poco più disinibite
vanno a ballare, che indecenza

quanto veleno i tuoi labbrini secchi hanno spruzzato addosso agli innocenti
labbrini secchi sopra e sotto, donna di fede e rinuncia, di fede causa rinuncia

adesso che festeggia i cinquant'anni di martirio sull'altare del sacro vincolo
si prende la sua rivincita, livorosa e sudata
come le sue scalmane represse,
come le sue insonnie masticate al suono di imprecazioni e rosari
carezze mai ricevute, sofferenza di una carne marcita troppo presto
si festeggia il sacrificio perenne con una bella messa segue rinfresco
ho avuto pena per questo ennesimo rigurgito di odio,
pitturato di fede cattolica apostolica.
Speriamo che nell'aldilà qualcuno calcoli come bonus anche la rabbia,
ne avrebbe sicuramente dei vantaggi, povera donna infelice e mai risolta.

del resto, la strada è lunga, ancora troppo lunga.
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martedì, 15 aprile 2008

non ci capisco una beneamata fava 1 (fase di analisi)

(si capisce che questo è il livello delle cose a puntate, pace, bon)

io la politica dei dopocena alcolici la pratico poco
mi piace di più stare in disparte con qualcheduno da confidenze e confessioni
e poi si rischia come niente di incazzarsi

da noi gli zii si son tutti leghizzati, e più si va giù di vino e più si alza il tono
erano zii normali, gente con un lavoro, moglie casa macchina vacanze, figli all'università
erano zii che mi tenevano in braccio e mi davano la mancia

la mia amica è un cuore d'oro
fa del gran volontariato, è attiva in cento cose di parrocchia e di carità
legge Libero e le brillano gli occhi quando parla dei soldi che investe personalmente in modo accuratissimo
manda le figlie agli scout cattolici e non le lascia usare videogiochi e cellulare
strumenti del demonnnio

darkettona ha votato lega, anzi
leeega-fiiiiga
non sa niente di niente, non sa niente di niente di niente
sbaglia perfino quando racconta l'ultimo gossip
e dice zitti zitti se alla tivù si parla dell'ultimo delitto
ma lei ha votato leeega-fiiiga perchè
quei marocchini dimmerda cazzo è colpa loro se l'Italia va mmmale


io la politica da bar dell'oratorio non son capace
ma ho imparato che per cominciare qualsiasi cosa è bene informarsi

e, se non hanno ancora incominciato con i falò dei libri, son quelli principalmente da adoperare
quelli e osservare
quelli e ascoltare
quelli e domandare per capire bene bene
eventualmente, casomai
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categorie: ppp , referenzialismi
lunedì, 14 aprile 2008

le cose a metà

(musica)
le cose a metà o sono interrotte o da finire
le cose a metà
per esempio mezza vita, mezza storia, metà lavoro

il Freddy viene una volta si e una no
e siccome è intelligente adopera motivi validi
anche dire non ho voglia di far la strada è un motivo valido, secondo me

poi però lo sento di sera ed è abbattuto come un salice,
come un pomeriggio inutile a lavorare nel cortile,
come una passeggiata per il viale da soli senza uno straccio di motivo per sorridere

e allora mi chiedo se non sia un dolore a metà anche quello

io lavoro a metà, perchè all'inizio mi sembrava abbastanza e poi non lo era più
però ho riempito l'altra metà con diversa occupazione
e se non va benissimo perlomeno va

(tanto per fare un esempio di discorso a metà)

più che a metà io ho sempre fatto a fettine, a pezzetti
un pò per te, un pò per tuo fratello
e non dimenticarti che c'è la piccola
un pò per la mia amica lontana
un pò per la mamma e un pò per il papà
un pò per un amore immaginato
e quello che avanza me lo tengo via che non si sa mai

ho fatto a fettine e consumato fino in fondo
e le briciole ai passerotti sul davanzale
perchè le cose a metà a me sembra un pò come dire uno spreco
son stata educata bene, in effetti

(tanto per fare un esempio delle differenze tra persone, a volte)
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categorie: storie, il cubo di rubik, referenzialismi
mercoledì, 09 aprile 2008

la cena dei Cugini

Ristorante sul lago, piano terra zona pizzeria.
Passiamo davanti a un frigo dove ci sorridono pesci di svariati temperamenti e mi soffermo un attimo a controllare quale mi piacerebbe scofanarmi.
C'è molta gente, ma non troppo rumore nè luci accecanti. Mi piace, a parte la graziosa anomalia di una sedia panterata ogni cinque sei normali.
Niente, un pò di chiacchiere, parecchi ricordi, risate, birra niente di che, dolce e bollicine e poi la stura a piccole confidenze lievemente alcoliche.
Al tavolo di fronte due amici fanno festa a una gran zuppa di pesce, la cameriera graziosa e scura (son sempre così belle e sottili, le cameriere) annoda il bavaglione e trovo che sia davvero ridicolo.
Ogni tanto mi guardano fissa e mi sento un pò a disagio.
All'angolo si sbraccia un tizio, che poi ci raggiunge.
Madai, un cliente-parente che porta a cena dei clienti-clienti.
Facciamo quattro chiacchiere e per un attimo mi sento molto figa: incontrare al ristorante uno che si conosce -chissà poi perchè- fa donna di mondo, donna attiva dal punto di vista economico, non so se rendo.
Il locale si svuota, resta una coppietta nell'altra sala mani nelle mani candela tremolante e chissà quante cose da rubarsi dagli occhi.
Il rito dei tre baci. Mai veri, sempre di lato.
Scambio di mail, cellulari che digitano lampi e numeri in memoria.
Due tizi escono e si salutano usando lo stesso rito, quasi quasi vado a dare tre baci anche a loro, mi dico.
Si torna entro la mezzanotte, perchè altrimenti mi trasformo in Cenerentola e la scarpetta eccetera, sisamai.
e arrivederci
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categorie: storie, referenzialismi
martedì, 08 aprile 2008

le cose o le persone

Magari è meglio metterla giù semplice: piacciono più le cose che le persone, fine.
Xyz, in parte considerabile il mio datore di lavoro, è felicissimo. Ora ha un giocattolone da decine di migliaia di euro, in ufficio: un magnifico plotter, che stampa ettometri di qualsiasi cosa su qualsiasi superficie. Affascinante, e non sto scherzando. Tutti (e per tutti intendo io e il collega) siamo contenti, più che altro perchè così ha un umore accettabile e si distrae, di modo che intanto si possa lavoricchiare con meno stress.
Figaccione ha in mente i quiz per la patente, visto che venerdì c'è l'esame di teoria e sono circa sei mesi che dice studio studio ma non l'ha mai fatto. Non sa se passerà, non sa quando avrà in mano il tesserino che gli consente di far danni sulle quattro ruote, ma l'anticipo per l'acquisto della macchina è stato versato settimane fa. Prima il mezzo, poi il fine.
Mio papà, da quando il piddì ha una sede fisica, con le bandiere e tutto, fa l'attivista. C'era bisogno evidentemente di sentire le quattro rassicuranti mura attorno a sè, c'era bisogno di avere in tasca il peso del mazzo di chiavi per sentirsi parte del rinnovamento politico duemilaotto: e buon pro, papi.
Ieri sera mi sentivo stranamente contenta, quasi euforica, a dispetto di una giornata senza picchi di positività nè di pessimismo, qua nel mondo cubico. Poi mi è venuto in mente che ho avuto il mio momento di gloria floreale annuale, rinvasando numero quattro gerani per numero due balconi. Lo ammetto, la mia è stata un'operazione di puro marketing: il bidello del primo piano ha esposto sui terrazzi a me sottostanti quattro cassette di parigini poco interessanti sia quantitativamente che qualitativamente.
Non potevo subire l'affronto.

Piacciono di più le cose che le persone? Non sempre.
Perchè altrimenti non si spiega l'entusiasmo della mia mamma, che da qualche settimana è tornata a fare la maestra.
Ha sei allieve, di quattro nazionalità diverse. Alcune vengono da lontano, a piedi, con il passeggino perchè hanno bambini piccolissimi. Alcune sono laureate, altre non sanno quasi scrivere. Sono donne, giovani e sveglie e lei, ex maestra elementare in pensione, insegna loro a scrivere, leggere e parlare in italiano.

Ecco.
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categorie: il cubo di rubik, referenzialismi