
Magari è meglio metterla giù semplice: piacciono più le cose che le persone, fine.
Xyz, in parte considerabile il mio datore di lavoro, è felicissimo. Ora ha un giocattolone da decine di migliaia di euro, in ufficio: un magnifico plotter, che stampa ettometri di qualsiasi cosa su qualsiasi superficie. Affascinante, e non sto scherzando. Tutti (e per tutti intendo io e il collega) siamo contenti, più che altro perchè così ha un umore accettabile e si distrae, di modo che intanto si possa lavoricchiare con meno stress.
Figaccione ha in mente i quiz per la patente, visto che venerdì c'è l'esame di teoria e sono circa sei mesi che dice studio studio ma non l'ha mai fatto. Non sa se passerà, non sa quando avrà in mano il tesserino che gli consente di far danni sulle quattro ruote, ma l'anticipo per l'acquisto della macchina è stato versato settimane fa. Prima il mezzo, poi il fine.
Mio papà, da quando il piddì ha una sede fisica, con le bandiere e tutto, fa l'attivista. C'era bisogno evidentemente di sentire le quattro rassicuranti mura attorno a sè, c'era bisogno di avere in tasca il peso del mazzo di chiavi per sentirsi parte del rinnovamento politico duemilaotto: e buon pro, papi.
Ieri sera mi sentivo stranamente contenta, quasi euforica, a dispetto di una giornata senza picchi di positività nè di pessimismo, qua nel mondo cubico. Poi mi è venuto in mente che ho avuto il mio momento di gloria floreale annuale, rinvasando numero quattro gerani per numero due balconi. Lo ammetto, la mia è stata un'operazione di puro marketing: il bidello del primo piano ha esposto sui terrazzi a me sottostanti quattro cassette di parigini poco interessanti sia quantitativamente che qualitativamente.
Non potevo subire l'affronto.
Piacciono di più le cose che le persone? Non sempre.
Perchè altrimenti non si spiega l'entusiasmo della mia mamma, che da qualche settimana è tornata a fare la maestra.
Ha sei allieve, di quattro nazionalità diverse. Alcune vengono da lontano, a piedi, con il passeggino perchè hanno bambini piccolissimi. Alcune sono laureate, altre non sanno quasi scrivere. Sono donne, giovani e sveglie e lei, ex maestra elementare in pensione, insegna loro a scrivere, leggere e parlare in italiano.
Ecco.